"πππππ, ππ ππππ πππ"
Ho conosciuto per caso la poesia di Ligio Zanini, grande poeta di Rovigno d'Istria, da ragazzo, nella soffitta del mio amico pittore Stefano Ornella. I suoi genitori erano amici di Ligio ed avevano la prima edizione Scheiwiller del suo "Buleistro", "Ceneri calde". Il mio entusiasmo per quella scoperta fu tale che la mamma di Stefano, Irene Pin, donna straordinaria a cui devo tante altre importanti scoperte, mi regalΓ² quel preziosissimo ed introvabile capolavoro.
Ho avuto poi l'onore di conoscerlo di persona a Grado, in occasione del Premio Nazionale Biagio Marin, premiato per la raccolta inedita «Cun la prΓΉa al vento». Ricordo che era preoccupatissimo per le sorti del suo paese e portΓ² con sΓ© delle lettere che gli aveva scritto Marin per metterle in salvo, donandole alla biblioteca. Gli occhi erano pieni di spavento. Gli amici lo rassicuravano, dicendogli che si stava allarmando troppo. Nessuno invece, meglio di lui, poteva immaginare cosa sarebbe successo di lΓ¬ a poco. Mi parlΓ² poi della sua esperienza terribile sull'Isola Calva, delle tante tremende tribolazioni che aveva dovuto affrontare nella sua vita di uomo libero ed indipendente. Casualmente, pochi giorni prima della sua morte, mi trovavo a casa del poeta friulano Amedeo Giacomini. ArrivΓ² una inattesa telefonata di Zanini, che voleva salutare l'amico annunciandogli che ormai era molto malato e che gli rimanevano pochi giorni di vita. CosΓ¬ potei anch'io mandargli un saluto. Amedeo gli parlava nel dolce dialetto veneto della borghesia pordenonese. Ancora risento dentro di me il suo ultimo, commovente saluto: "Ligio, te voio ben".
10 febbraio 2022
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